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Le Fornaci San Lorenzo
L’Arte della Ceramica venne fondata a Firenze nel 1896 da Galileo Chini, Vittorio Giunti, Giovanni Montelatici e Giovanni Vannuzzi. La decisione di cimentarsi nell’impresa scaturì da un moto d’orgoglio nato in reazione alla vendita da parte dei marchesi Ginori della secolare manifattura di Doccia all’industriale milanese Augusto Richard. Sotto la guida di Galileo Chini la produzione della manifattura si impronta al rinnovamento della tradizione italiana mediante l’accoglimento delle novità imposte dal Modernismo europeo e delle suggestioni orientaliste. A Chino Chini, cugino di Galileo, si deve invece la forte spinta alla sperimentazione sui procedimenti e sui materiali: l’Arte della Ceramica fu infatti tra le prime aziende, insieme alla manifattura Cantagalli di Firenze, a reintrodurre in Italia la tecnica del lustro metallico e, insieme alla Minardi di Faenza, ad impiegare il grès. Nonostante il grande successo ottenuto dalla manifattura alle più importanti esposizioni d’arte decorativa d’Europa, crescenti disaccordi interni al consiglio di amministrazione della fabbrica spinsero i due cugini Chino e Galileo a fondare una propria fabbrica a Borgo San Lorenzo, loro paese d’origine: nascono così, nel 1906, le Fornaci San Lorenzo (dal 1909 denominate Manifattura Fornaci San Lorenzo Chini and Co.).
La ricerca stilistica di questo periodo subisce un ulteriore forte spinta alla sperimentazione: più evidenti si fanno i riferimenti al gusto mitteleuropeo (in special modo alla Secessione Viennese) al quale si affianca una singolare rivisitazione della ceramica greca dei periodi orientalizzante e arcaico e anche della più antica maiolica italiana. Il repertorio ornamentale viene ulteriormente arricchito dopo il ritorno di Galileo dal soggiorno a Bangkok (tra il 1911 e il 1914), dove si era recato per affrescare la sala del trono nel palazzo reale. Nel corso degli anni la decorazione architettonica (che comprende, oltre a quella realizzata con materiali ceramici, un’importante produzione di vetrate decorate a fuoco) assume un’importanza sempre maggiore, tanto da divenire la parte più consistente della produzione della manifattura fino ai giorni nostri. Ne sono importanti esempi il Villino Lampredi a Firenze, lo stabilimento termale Tamerici a Montecatini, l’Hotel Liberty e Villa Argentina a Viareggio e lo stabilimento termale Lorenzo Berzieri di Salsomaggiore realizzato tra il 1919 e il 1923.
Nel 1925 Galileo lascia le Fornaci San Lorenzo, trasferendo casa e studio in Versilia per dedicarsi esclusivamente all’attività di pittore. Gli succede alla direzione della manifattura Tito, figlio di Chino. A lui e al fratello minore, Augusto, si deve un deciso mutamento nella ricerca stilistica che comporta l’introduzione di nuove tipologie ceramiche e un completo rinnovamento tanto delle forme che del repertorio ornamentale. Evidente è la vicinanza alla ricerca compiuta da alcuni futuristi (Depero in particolare) nel campo degli oggetti d’uso e la nuova interpretazione che dei “primitivi” veniva proposta all’interno del cosiddetto “ritorno all’ordine” (e del movimento Novecento in particolare). La commissione più importante che la manifattura abbia ricevuto in questo periodo è quella per il padiglione delle feste del complesso termale di Castrocaro.
Qui Tito ha avuto l’occasione di esprimere al meglio la sua grande passione per l’architettura lavorando a stretto contatto con l’architetto Cesare Bazzani al quale, talvolta, si è anche alternato nella direzione del cantiere. Ad Augusto si deve invece il rinnovamento delle forme nella ceramica d’uso: suoi i grandi vasi la cui nettezza volumetrica viene esaltata per mezzo della monocromia così come il rivoluzionario ripensamento di elementi funzionali, quali manici e beccucci, all’interno di una globale sintesi geometrica la quale (oltre che un perfetto esempio dell’ormai maturo gusto Déco) può dirsi tra gli esempi più avanzati di design dell’epoca. La sua formazione e la sua professione di scultore si riflette anche nel diffuso inserimento di elementi plastici nella produzione di questo periodo. Morto Tito nel ’47, toccò ad Augusto il difficile compito di ricostruire e riavviare la fabbrica dopo i terribili anni della guerra (lo stabilimento venne quasi completamente distrutto nel bombardamento del 2 luglio del ’44).
A decretare il definitivo rilancio della produzione fu la fusione con la Franco Pecchioli Ceramiche di Firenze nel 1956.


